L’Aquila è una delle città più affascinanti e complesse dell’Italia centrale. Capoluogo dell’Abruzzo, sorge a oltre 700 metri di altitudine nella conca aquilana, circondata dalle montagne dell’Appennino e dominata dal massiccio del Gran Sasso. La sua posizione, il patrimonio monumentale e una storia segnata tanto dalla prosperità quanto da terremoti e ricostruzioni hanno contribuito a formare un’identità urbana particolarmente forte.
A differenza di molte città italiane sviluppatesi direttamente da un insediamento romano, L’Aquila è soprattutto una città medievale. La sua nascita fu il risultato dell’unione politica ed economica di numerosi castelli e comunità del territorio circostante, che decisero di creare un nuovo centro urbano destinato a diventare uno dei principali poli dell’Italia appenninica.
Le origini antiche del territorio aquilano
La storia del territorio precede di molti secoli la fondazione della città. La conca aquilana era abitata già in epoca preromana e rientrava nell'area occupata dai Vestini, antico popolo italico stanziato tra l'Appennino abruzzese e l'Adriatico.
Con l'espansione di Roma, il territorio venne progressivamente integrato nel sistema politico e infrastrutturale romano. Uno dei centri più importanti dell'area fu Amiternum, città situata pochi chilometri a nord dell'attuale L'Aquila.
Amiternum rappresenta il principale antecedente urbano della città moderna. Il centro prosperò durante l'età romana grazie alla propria posizione lungo importanti direttrici di collegamento attraverso l'Appennino. Ancora oggi l'area archeologica conserva testimonianze significative, tra cui il teatro e l'anfiteatro romano.
Con la crisi dell'Impero romano e le trasformazioni dell'Alto Medioevo, Amiternum perse progressivamente la propria centralità. La popolazione si distribuì in numerosi insediamenti fortificati, villaggi e castelli della conca.
Da questa frammentazione territoriale sarebbe nata, secoli più tardi, L'Aquila.
La fondazione medievale
La nascita dell'Aquila viene tradizionalmente collocata nel XIII secolo, durante il regno di Federico II di Svevia e, soprattutto, negli anni immediatamente successivi.
Secondo la tradizione, furono 99 castelli del territorio a partecipare alla fondazione della città. Il numero 99 sarebbe diventato uno dei principali simboli dell'identità aquilana, anche se la sua precisa corrispondenza storica è oggetto di interpretazioni.
La città venne concepita come un grande centro nel quale le comunità del contado potevano trasferire parte della propria popolazione mantenendo un legame con il castello d'origine.
Questa particolare struttura influenzò profondamente l'urbanistica aquilana. Le comunità fondatrici disponevano di propri spazi cittadini, spesso organizzati attorno a una chiesa, una piazza e gruppi di abitazioni.
Il risultato fu una città policentrica ma inserita all'interno di un impianto urbano unitario.
La celebre Fontana delle 99 Cannelle, realizzata nel XIII secolo e successivamente ampliata e modificata, è diventata la rappresentazione monumentale di questa tradizione fondativa.
La distruzione del 1259 e la rifondazione angioina
La crescita della nuova città incontrò presto forti resistenze politiche. Nel 1259 Manfredi di Sicilia, figlio di Federico II, ordinò la distruzione dell'Aquila.
La città, tuttavia, venne ricostruita pochi anni dopo con il sostegno di Carlo I d'Angiò.
La ricostruzione segnò l'inizio di una fase di forte sviluppo. L'Aquila divenne progressivamente un importante centro politico, commerciale e militare del Regno di Napoli, favorita dalla posizione strategica lungo le comunicazioni tra il Mezzogiorno, Roma e l'Adriatico.
La cinta muraria medievale, della quale sopravvivono importanti tratti e diverse porte, testimonia ancora oggi le dimensioni e l'importanza raggiunte dal centro urbano.
Il Trecento e la figura di Celestino V
Uno degli episodi più importanti della storia aquilana avvenne alla fine del XIII secolo.
Nel 1294 Pietro da Morrone venne incoronato papa con il nome di Celestino V nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio.
L'evento attribuì alla città un'importanza religiosa straordinaria.
Celestino V istituì inoltre la Perdonanza Celestiniana, concedendo l'indulgenza a coloro che, rispettando determinate condizioni religiose, fossero entrati nella basilica tra il 28 e il 29 agosto.
La Perdonanza è ancora oggi uno degli appuntamenti più importanti della città ed è considerata una delle più antiche celebrazioni giubilari della cristianità.
La Basilica di Collemaggio rimane pertanto non soltanto uno dei principali monumenti aquilani, ma uno dei luoghi simbolici della storia religiosa medievale italiana.
L'Aquila nel periodo di massimo splendore
Tra il XIV e il XV secolo L'Aquila attraversò una delle fasi più prospere della propria storia.
La città sviluppò una potente economia basata sull'allevamento, sulla produzione e sul commercio della lana, sull'artigianato e soprattutto sullo zafferano coltivato nel territorio circostante.
La posizione lungo le vie della transumanza favoriva gli scambi commerciali con altre regioni della penisola.
Parallelamente crebbe una ricca classe mercantile che finanziò palazzi, chiese e opere pubbliche. La città divenne uno dei maggiori centri urbani dell'Italia centro-meridionale.
La prosperità economica favorì anche lo sviluppo culturale. Nel Quattrocento L'Aquila fu tra i primi centri italiani nei quali si diffuse la stampa a caratteri mobili.
Il terremoto del 1461
La storia dell'Aquila è inseparabile dalla sua particolare condizione geologica.
La città si trova infatti in una delle aree a maggiore sismicità dell'Appennino centrale e nel corso dei secoli è stata ripetutamente colpita da terremoti distruttivi.
Uno dei più gravi avvenne nel 1461, provocando numerosi crolli e danni al patrimonio urbano.
La ricostruzione successiva modificò parte dell'architettura cittadina ma non arrestò completamente la crescita economica.
La capacità di ricostruirsi dopo le catastrofi naturali sarebbe diventata una costante della storia aquilana.
La dominazione spagnola e il Forte
Un passaggio decisivo avvenne nel XVI secolo.
Dopo le guerre che interessarono il Regno di Napoli, L'Aquila perse progressivamente parte dell'autonomia politica che aveva caratterizzato i secoli precedenti.
Durante la dominazione spagnola venne costruita una grande fortezza, oggi conosciuta come Forte Spagnolo o Castello Cinquecentesco.
La struttura, realizzata a partire dal 1534, aveva una funzione non soltanto difensiva ma anche politica: serviva a garantire il controllo della città da parte del potere centrale.
Con i suoi imponenti bastioni e il grande fossato, il Forte costituisce ancora oggi uno degli esempi più significativi di architettura militare rinascimentale dell'Italia centrale.
Il devastante terremoto del 1703
Il 1703 rappresentò un altro momento drammatico.
Una lunga sequenza sismica culminò il 2 febbraio 1703 in un terremoto devastante che distrusse gran parte della città e causò migliaia di vittime nell'intera area colpita.
Molte chiese, palazzi e abitazioni medievali e rinascimentali vennero distrutti o gravemente danneggiati.
La successiva ricostruzione trasformò profondamente il volto dell'Aquila.
Numerosi edifici vennero ricostruiti secondo il gusto barocco dell'epoca, spesso conservando parti delle strutture precedenti. Per questo il centro storico aquilano presenta ancora oggi una particolare stratificazione architettonica nella quale elementi medievali, rinascimentali, barocchi e moderni convivono nello stesso tessuto urbano.
Dall'Ottocento all'Unità d'Italia
Tra Settecento e Ottocento L'Aquila seguì le vicende politiche del Regno di Napoli e successivamente del Regno delle Due Sicilie.
Con l'Unità d'Italia, nel 1861, la città entrò a far parte del nuovo Stato italiano.
La modernizzazione portò alla costruzione di nuove infrastrutture, all'ampliamento delle funzioni amministrative e allo sviluppo dei collegamenti ferroviari e stradali.
La città consolidò progressivamente il proprio ruolo di principale centro amministrativo dell'area montana abruzzese.
L'Aquila nel Novecento
Nel corso del XX secolo L'Aquila rafforzò la propria funzione amministrativa, culturale e universitaria.
Un ruolo fondamentale fu assunto dall'Università degli Studi dell'Aquila, le cui origini storiche sono antiche ma che si sviluppò nella moderna configurazione universitaria soprattutto nel secondo dopoguerra.
La presenza dell'università contribuì profondamente alla vita economica e sociale della città, attirando studenti, ricercatori e professionisti.
Parallelamente si svilupparono nuovi quartieri al di fuori del nucleo storico, modificando progressivamente la struttura urbana tradizionale.
L'Aquila divenne definitivamente il principale punto di riferimento istituzionale dell'Abruzzo interno e, con l'istituzione della Regione Abruzzo, uno dei centri fondamentali della vita amministrativa regionale.
Il terremoto del 6 aprile 2009
La storia contemporanea dell'Aquila è segnata soprattutto dal terremoto del 6 aprile 2009.
Alle 3:32 una scossa di magnitudo momento 6,3 colpì la città e numerosi comuni circostanti.
Il bilancio fu drammatico: 309 persone persero la vita, migliaia rimasero ferite e decine di migliaia dovettero abbandonare temporaneamente le proprie abitazioni.
Il patrimonio storico subì danni enormi.
Chiese, palazzi, edifici pubblici e abitazioni del centro storico furono gravemente lesionati. Tra i monumenti colpiti vi furono la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, la Basilica di San Bernardino, il Duomo e numerosi palazzi storici.
Il terremoto modificò radicalmente la vita della città. Per anni ampie porzioni del centro storico rimasero inaccessibili mentre attività commerciali, uffici, famiglie e servizi venivano trasferiti verso aree periferiche.
L'Aquila contemporanea
Oggi L'Aquila è una città in cui il rapporto tra memoria e trasformazione è particolarmente evidente.
Il centro storico sta recuperando progressivamente la propria funzione residenziale, commerciale e culturale, mentre la città sviluppatasi dopo il terremoto presenta una struttura urbana più diffusa rispetto al passato.
Università, ricerca scientifica, pubblica amministrazione, turismo culturale e attività legate alla montagna rappresentano alcuni degli elementi principali dell'economia locale.
La vicinanza al Gran Sasso d'Italia, al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e ad alcuni dei più importanti paesaggi montani dell'Appennino attribuisce inoltre alla città una posizione privilegiata per il turismo naturalistico.
L'Aquila è stata scelta come Capitale italiana della Cultura 2026, riconoscimento che assume un significato particolare nel percorso di rilancio della città dopo il sisma.
Una città costruita più volte
Per comprendere L'Aquila bisogna andare oltre l'immagine della città colpita dal terremoto del 2009.
La sua intera storia è infatti caratterizzata da cicli di costruzione, distruzione e rinascita.
La fondazione medievale, la distruzione del 1259, i terremoti del 1461 e del 1703 e infine il sisma del 2009 hanno continuamente trasformato il tessuto urbano senza cancellarne l'identità.
È proprio questa stratificazione a rendere L'Aquila particolare nel panorama italiano.
Passeggiando nel centro storico si incontrano tracce di epoche differenti: le mura medievali, le grandi basiliche, i palazzi rinascimentali e barocchi, il Forte Spagnolo e gli edifici restaurati con moderne tecniche antisismiche.
La città contemporanea è quindi il risultato di oltre sette secoli di trasformazioni, mentre la storia più antica continua a vivere nel territorio circostante attraverso siti archeologici come Amiternum.
L'Aquila può essere considerata, in questo senso, una città della continuità attraverso la ricostruzione: un centro che più volte ha cambiato volto senza perdere il legame con le proprie origini e con il territorio montano che ne ha determinato la storia.